Navigazione veloce

ERASMUS + : la nostra esperienza in Turchia

 

PROF. LOCATELLI e PROF. VITALI:

Dal 29 aprile al 5 maggio si e’ svolto a Karapinar, in Turchia, il primo incontro internazionale del progetto Erasmus +. L’esperienza si e’ dimostrata molto significativa in quanto e’ stata un’occasione diretta di conoscenza della realta’ scolastica e sociale di una piccola citta’ rurale nel centro dell’Anatolia. I ragazzi sono stati ospitati presso famiglie locali, condividendo spazi spesso modesti e privi dei comfort a cui sono normalmente abituati.
Nonostante alcune paure espresse all’inizio del viaggio, i nostri quattro studenti hanno sperimentato quotidianamente l’ospitalita’ e la generosita’ in famiglia, a scuola e nel gruppo, creando veri legami di amicizia chiaramente visibili al momento degli ultimi saluti in aeroporto.
La costante disponibilta’ del dirigente scolastico e degli insegnanti della scuola di Karapinar ha facilitato la conoscenza reciproca e lo scambio di esperienze non solo didattiche ma anche culturali e umane tra spagnoli, italiani e turchi.
Una prima valutazione conferma quindi la validita’ di questo progetto fondato sull’incontro nella diversita’, che diventa occasione di apertura e arricchimento personale in una prospettiva internazionale.
Vi alleghiamo alcune immagini della nostra esperienza .
ELISA:

Il giorno 29 Aprile sono partita per un viaggio particolare: sono andata in Turchia con la professoressa Locatelli, il professor Vitali e tre miei compagni di classe.
Tempo fa, infatti, avevo deciso di aderire a questo progetto chiamato “erasmus +” che prevede scambi culturali tra quattro nazioni: Italia, Spagna, Slovacchia e Turchia. Ho deciso di iscrivermi e di cogliere quest’opportunità prima di tutto perché amo viaggiare e poi perché sono sempre stata attratta dall’incontro di culture differenti e adoro conoscere gente nuova.
Dopo tanta indecisione per la scelta della meta sono stata assegnata al soggiorno a Karapinar, in provincia di Konya.
L’aspettativa era molta e devo dire che ero anche un po’ preoccupata per i vari pregiudizi e le espressioni di inquietudine e stupore che tutti i miei conoscenti facevano non appena dicevo che sarei andata in Turchia.
Dopo un’interminabile giornata in viaggio sono giunta a destinazione e l’ansia si è fatta sentire da subito, non sapevo proprio cosa aspettarmi.
La prima cosa che ho notato appena arrivata è stata l’accoglienza che tutti avevano nei miei confronti: sono stata accolta da un caloroso abbraccio e ho ricevuto numerosi regali già dal primo giorno.
Devo però ammettere che a primo impatto mi sono sentita fuori posto, era tutto così strano! Prima ancora di varcare la soglia d’ingresso ho dovuto togliermi le scarpe, il cibo era ovviamente diverso dal nostro, i pasti venivano serviti per terra su una tovaglia e con un minuscolo tavolino e, soprattutto, non c’era la doccia ma bensì dei secchi.
Nonostante le difficoltà iniziali mi sono abituata in fretta e ho stretto amicizia con tutti. L’intero gruppo si è rivelato da subito disponibile e amichevole e le giornate sono trascorse in fretta tra risate, esperienze e foto.
Non stavamo fermi un attimo, avevamo molte attività organizzate e numerosi posti da visitare.
La cosa che mi ha colpito di più è sicuramente la generosità delle persone turche, un grande pregio dei ragazzi e delle famiglie che ci hanno ospitato è sicuramente questo: mettono sempre gli altri al primo posto e sono sempre disponibili ad aiutare persino gli sconosciuti.
Il 5 Maggio purtroppo la nostra avventura si è conclusa tra lacrime, sorrisi e con la promessa di rivederci presto.
Il timore iniziale si è trasformato completamente nel corso della settimana: mi sono divertita veramente tanto e non volevo più tornare in Italia!
E’ stata un’esperienza davvero fantastica, la famiglia mi è stata accanto e mi ha dato tutto ciò di cui avevo bisogno, i professori sono stati sempre cordiali e disponibili e i ragazzi erano molto simpatici e con loro ho instaurato un bellissimo rapporto.
Spero di rivivere al più presto un’esperienza simile perché penso che viaggi come questo ti aprano la mente e ti restino nel cuore.

 

 

 

SIMONE:

L’esperienza vissuta tramite Erasmus+ è difficile da descrivere a parole. Un’esperienza talmente coinvolgente da volerla ripetere molte altre volte.
All’inizio del progetto ci hanno mostrato le varie mete coinvolte in questo programma, appena sono venuto a conoscenza del fatto che la mia destinazione sarebbe stata la Turchia, ero titubante e timoroso, la mia testa era piena di pensieri e preoccupazioni.
Avevo paura, sia per il cibo (progettavo scorte in valigia……) , per le nuove relazioni con persone sconosciute, per il paese completamente diverso culturalmente dall’Italia , ma anche per la famiglia che mi avrebbe ospitato.
Più passavano le settimane e più aumentava l’ansia e il timore.
Tutto questo fino al giorno della partenza: sveglia presto, l’agitazione… Dopo lunghe ore di viaggio, siamo arrivati a Karapinar, in provincia di Konya.
Qui, ad aspettarmi, c’era Durmuş, il ragazzo che mi avrebbe ospitato per un’intera settimana, anche lui visibilmente in agitazione. Mi ha accompagnato a casa e mi ha presentato la sua famiglia: mamma, papà e i due fratellini più piccoli. Abita al secondo piano di un condominio: mi ha mostrato la camera da letto dove avrei dormito ( i fratelli si sono momentaneamente trasferiti in salotto per lasciare spazio “all’ospite”), la “stanza per la doccia” (con un’apertura nel pavimento per scolare l’acqua e un secchio da riempire di acqua calda per lavarsi con l’aiuto di una piccola bacinella) e il bagno con la turca.. inutile dire che le condizioni locali rispetto alle mie abitudini di casa erano molto diverse.
Dopo avermi mostrato fiero la sua casa, abbiamo cenato. Seduti a tavola, all’inizio c’era solo silenzio…..Hanno poi iniziato a conversare in turco fra loro: io che non capivo nulla, loro che utilizzavano google traduttore per tradurre dal turco all’inglese.. e dall’inglese sgrammaticato all’italiano…..
Il cibo era molto e speziato. Il clima di quella casa era cupo, tetro e ambiguo: non mi sentivo per nulla a mio agio.
Tutte le considerazioni fatte fino a quel giorno si erano concretizzate, volevo tornare in Italia. Non ero sicuro di essere capace di affrontare un’intera settimana in quel luogo, continuavo a domandarmi dove ero finito e perché avevo fatto quella scelta. Nel panico più totale scrissi ai miei genitori e a mia sorella che volevo tornare a casa, volevo salire sul primo aereo per l’Italia….Loro, apparentemente non preoccupati e tranquilli, mi fecero forza e ancora oggi li ringrazio (continuate a leggere per capire). Anche se ero stanco per il lungo viaggio, mi invitarono nel loro salotto per il dopo-cena. Cercammo di scambiare qualche parola e finimmo per parlare della Turchia e del loro padre fondatore, così come lo chiamano, Ataturk.
Finalmente, dopo quasi un’ora feci la doccia e andai a dormire.
La mattina arrivò presto e mi alzai con l’idea che mi sarei dovuto forzatamente abituare a quella situazione e che avrei dovuto fare meno caso alla situazione in cui mi trovavo, dopotutto “paese che vai usanze che trovi”.
Alla colazione, altro che biscotti e latte: colazione con gli avanzi della cena come si usa fare in Turchia, accompagnati da olive piccanti, uova sode, formaggi di tutti i tipi e tè.
Dopo 20 minuti di cammino arrivammo a scuola e, seduti nell’aula ricreazione, aspettammo l’arrivo degli altri partecipanti al programma Erasmus. Non appena vidi gli altri “italiani” partiti con me iniziai a tranquillizzarmi. Ma solo dopo aver incontrato anche i ragazzi spagnoli, partiti come noi dalla Spagna per il programma in Turchia, la mia settimana cambiò completamente. Per loro, quello in Turchia, era solo uno dei tanti interscambi fatti in Europa, grazie alla loro esperienza é stato più facile affrontare la settimana. Iniziai ad abituarmi… ho conosciuto moltissimi altri ragazzi, ho appreso anche alcune parole turche! Ho avuto modo di parlare inglese, senza google traduttore, e anche lo spagnolo. Non é stato facile il primo giorno, ma poi tutto é cambiato… E sfortunatamente la settimana é volata.
Dal punto di vista turistico abbiamo visitato dei luoghi e paesaggi mozzafiato ( per i più legati ai social networks… Abbiamo potuto fare un’infinità di foto “instagrammabili” XD).
Ho saputo apprezzare una cultura completamente diversa da quella occidentale, sia nei modi di vivere ma anche nella mentalità. La loro ospitalità é indescrivibile, anche senza conoscermi a fondo mi hanno accolto a braccia aperte. Mi hanno offerto tutto quel poco che avevano e mi sono reso conto che forse, a volte, dovremmo imparare un po’ da loro.
Per quanto riguarda le relazioni, si sono creati sin da subito legami di amicizia.                                                                                      É stata una settimana di divertimento, risate, nuove scoperte e messa in pratica di conoscenze.
Alla fine poi, mi sono ricreduto: il cibo …….. é squisito (per fortuna non ho fatto scorte di cibo in valigia… sarebbero avanzate!). Per non parlare del kebab… Credo di aver vissuto con angoscia la prima cena in quanto ero solo stanco per il viaggio.
La Turchia é una nazione molto patriottica: ovunque ti trovi ci sono bandiere turche; un’altra tipicità dei paesi musulmani é trovare in ogni quartiere una moschea e un minareto, che cinque volte al giorno chiama alla preghiera i musulmani.
Dopo questa “breve introduzione”, posso parlarvi del vero motivo per cui sono andato in Turchia e nodo centrale del progetto Erasmus: i diritti umani.
Abbiamo avuto modo di confrontarci con gli altri istituti aderenti all’iniziativa.
In uno stato così particolare, come la Turchia, in cui sotto molti aspetti é come il resto dell’Europa (occidentalizzato), ma sotto altri ha delle sue peculiarità (molto orientali), abbiamo avuto modo di osservarne alcuni e di “toccare con mano” queste diversità. E’ stata una settimana di condivisione che mi rimarrà sempre nel cuore.
L’ultimo giorno è stato difficile: lacrime di nostalgia e malinconia, un insieme di emozioni che provo difficoltà ancora a spiegare a parole, si pensava alla nostalgia di alcune persone conosciute in quella settimana e al fatto di ritornare in Italia. Ma questo momento é stato proprio quello che mi ha fatto capire veramente l’importanza di questo viaggio.
Sono partito con le valigie cariche di regali che la mia famiglia turca ha voluto donare a me e alla mia famiglia italiana, con la promessa che l’anno prossimo ospiterò loro figlio e mio compagno di avventura Durmus quando verranno gli altri ragazzi in Italia , sempre tramite il progetto Erasmus.
Avete letto bene sopra, la mia famiglia turca… Perché mi hanno detto che per loro sono diventato come un figlio, e un fratello per gli altri figli.
Sono tornato a casa con un’idea diversa di come me l’ero prospettata prima della partenza: è proprio vero che prima di partire prevenuti bisogna vivere le situazioni fino in fondo.
Ancora oggi, a distanza di settimane, sento che ho vissuto un’esperienza di crescita spettacolare ed emozionante, mi sento in dovere di consigliarla vivamente anche ad altri.

 

 

 

 

FRANCESCA:

La nostra scuola ha partecipato al progetto Erasmus+ ed ha permesso ad alcuni studenti di fare uno scambio culturale con ragazzi di Spagna, Turchia e Slovacchia.
Ho deciso di iscrivermi a questo progetto perché amo conoscere nuove persone e visitare nuovi posti. L’unica mia preoccupazione era la casa nella quale sarei dovuta abitare per una settimana e la famiglia che mi avrebbe ospitata.
Io sono stata scelta per trascorrere una settimana, dal 30 aprile al 5 maggio, in Turchia, con altri miei tre compagni di classe: Elisa, Simone e Beatrice.
La mia famiglia era composta da Fatma, la mia “sorella turca”, sua cugina Ayça, la sua sorellina Serap e i loro genitori.
Appena sono arrivata a Karapinar, un paese in provincia di Konya, Fatma è venuta a prendermi con suo padre nel centro della cittadina e sono stata subito accolta da un caloroso abbraccio.
Mi hanno fatto salire in macchina dove c’era un forte odore di fumo, poiché il padre fumava in macchina: ho notato che in Turchia è abitudine fumare in pullman, in casa o in qualsiasi posto chiuso, a differenza che in Italia.
Dopo una decina di minuti per stradine sterrate e buie, abbiamo raggiunto la casa: sono entrata in un cortile buio e successivamente nella veranda della casa, dove ho dovuto lasciare le mie scarpe perché tutti i pavimenti della casa erano completamente ricoperti da tappeti decorati da diverse fantasie e colori. Entrata, mi hanno accolto la madre e la sorellina e mi hanno fatta sedere sul tappeto in salotto.
La casa era modesta: aveva una camera con tre letti per me, Fatma e Ayça, un salotto, una stanza con una libreria e la cucina. Una cosa che mi ha colpito nella casa è stato il bagno: non c’era un bagno vero e proprio come in Italia, ma c’erano due stanze separate nelle quali in una c’era una turca e nell’altra la doccia, inoltre il lavandino era nel corridoio, vicino alla porta per entrare in cucina.
Mi aspettavo che in casa avessero una connessione wifi, ma appena gliela chiesi mi risposero che non l’avevano, così per tutta la settimana dovetti usare hotspot di diversi cellulari per potermi connettere a internet.
La prima notte non la passai molto bene perché ero preoccupata per quello che la mattina seguente mi si sarebbe presentato, inoltre alle 4.30 del mattino sentii il richiamo della preghiera per i musulmani.
Fortunatamente subito dopo il primo giorno a scuola, avendo conosciuto i ragazzi turchi e spagnoli del gruppo ed essendomi piaciuta durante le attività, mi passò tutto il timore e affrontai tutta la settimana con positività, tanto che arrivato sabato, il giorno della partenza, non volevo ritornare a casa, alla quotidianità.
La cosa che mi ha colpito di più nella famiglia è il fatto che non avevano letti veri e propri per dormire, ma usavano una serie di materassi stesi per terra sopra i tappeti; inoltre sono rimasta molto colpita dalla loro gentilezza e disponibilità nonostante la diversità economica.

 

 

 

 

BEATRICE:

La mia iscrizione al progetto Erasmus+ è stata fortemente voluta in primis da mia mamma ma anche dalla professoressa Locatelli poiché la ritenevano un’opportunità unica per conoscere nuove culture, per visitare nuovi posti e per socializzare con ragazzi della mia età di altri paesi.
Il progetto offriva la possibilità di scegliere tra 3 destinazioni: Spagna, Turchia e Slovacchia. Io dal 29 aprile al 5 maggio ho partecipato al viaggio di interscambio culturale in Turchia, a Karapinar nella provincia di Konya.
La mia corrispondente si chiamava Merve, una ragazza di diciotto anni che indossava il velo, copricapo tipico della tradizione turca. Da subito questa ragazza si è dimostrata gentile, socievole e sempre disponibile nei miei confronti, anche se era un po’ difficile comunicare perché il grado di conoscenza dell’inglese in Turchia è nettamente inferiore a quello in Italia e a volte usavamo Google traduttore per capirci.
Il primo impatto con la casa non è stato dei migliori perché ero abituata a tutte le comodità dell’Italia, ma già dal secondo giorno mi sono subito ambientata ed è sparito quel senso di disorientamento e di imbarazzo che ho provato la prima sera, tanto più che l’ultimo giorno abbiamo pianto tutti perché eravamo diventati come una grande famiglia e nessuno voleva più tornare nel proprio paese. Nei giorni successivi al mio arrivo, confrontandomi con i miei compagni, mi sono sentita fortunata di essere capitata in quella famiglia perché avevano una doccia e un water, a differenza di una mia amica che per lavarsi usava dei secchi e aveva la turca. Un altro aspetto della casa che mi ha colpita è il fatto che loro sono abituati a dormire per terra solo sui tappeti.
La cosa che mi ha colpito di più di quest’esperienza è stato l’ultimo saluto sia con la famiglia che mi ha trattato come una figlia, ma soprattutto con gli altri ragazzi con i quali siamo tuttora in contatto. Inoltre mi ha fatto molto pensare il fatto che i ragazzi turchi vedano con difficoltà fare un viaggio in Europa, in Italia o in Spagna, perché il costo della vita è nettamente superiore al loro (per esempio un pranzo con acqua e kebab in Turchia costa solo 4 lire, cioè 80 centesimi!!!!)
Ritengo che questa esperienza mi abbia arricchito molto e mi abbia aiutato ad affrontare realtà diverse anche perché era la mia prima volta che andavo in una famiglia da sola. Penso che tutto ciò mi possa aiutare anche per il viaggio che farò quest’estate in Tanzania dove ci saranno ancora meno comodità.
Auguro a tutti gli altri ragazzi che hanno aderito a questa iniziativa di trovarsi altrettanto bene nei luoghi e con le persone che andranno ad incontrare.
Personalmente sarei già pronta a partire con la mia valigia per la prossima meta!

 

Questo articolo è stato letto 435 volte

Non è possibile inserire commenti.